Palermo d’inverno

L’altro giorno ero in piscina, piscina con la sola copertura di un telone, il vento era calato, così ho pensato bene di godermi quegli spiragli di sole che arrivavano a bordo vasca, facendo tranquillamente lo stretching in costume.
Tento di giustificarmi (?) la triste situazione sociale del sud Italia, come l’affitto da pagare per avere in cambio un clima tanto permissivo.

mondello inverno

In ogni caso l’inverno mi dispiace non vederlo. Quello vero intendo. Sarò atipico, sarò il solito lamentoso italiano cui non va bene nulla, rompiballe pure, ma a me un po’ di inverno manca. Ovviamente non è che le temperature miti della costa siciliana mi dispiacciano, ma per dirla tutta non c’è neanche un vero autunno e una vera primavera. Per quanto riguarda l’estate è un capitolo a parte. Qui d’inverno il colore è quello di un perenne inizio d’autunno. Siamo in gennaio, molti alberi non hanno fatto in tempo a spogliarsi di tutte le loro foglie che già tra poche settimane il “freddo” sarà passato. Ma neanche in primavera il colore cambia molto. Della lunga estate poi è solo il torrido, ma ho già detto che è un’altra storia.
Sarà colpa anche della poca natura rimasta tra gli infiniti palazzi regalo del “sacco“, e dei ficus che non perdono le foglie; non si avverte lo scorrere delle stagioni in città. Solo pozzanghere luride, infinite crepe umide nei marciapiedi e poltiglie di cartacce nelle cunette.

palermo inverno

Idillio. Forse dovrei trasferirmi in qualche provincia di montagna, dove hai il piacere di indossare un bel maglione di quelli norvegesi, bere una cioccolata davanti al camino, e intanto fuori dalla finestra la neve ammanta di candore il paesaggio. O magari andare a pattinare sul ghiaccio a Central Park.

winter central park

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Devo farmi per forza uno sciampo

Serata invernale. Fuori dalla finestra tira un po’ di vento, le luci di natale malinconiche illuminano a intermittenza i balconi e il cortile. In TV Benigni. Su facebook gente che lo esalta, gente che lo affossa. Sbuff!

Non c’è via di scampo, devo farmi per forza uno sciampo.
Lo sciampo. Un momento di puro piacere.

Luce soffusa, non quella centrale, ma quella piccola sopra il lavandino. Scroscio iniziale. L’acqua calda, caldissima, quasi ustionante scende dal capo pizzica e solletica la nuca. Un brivido lungo la schiena. La consistenza gellosa e fredda del prodotto. Altro piccolo brivido. La fragranza pian piano si spande per il bagno portata con sé dal vapore, si deposita sullo specchio e sulle mattonelle vicine dapprima, poi ricopre ogni cosa fredda incontri. E inizi a massaggiare, delicatamente, vigorosamente, delicatamente. Una carezza fatta a te stesso, bella, affettuosa. Sciacqui via la schiuma calda e soffice, rimane morbidezza e profumo. Chiudi il rubinetto dell’acqua, posi il doccino.
I capelli sono traditori, si raffreddano in un lampo, specie quando sono molto bagnati. Non ti lasciano il tempo di distrarti un attimo, grondano d’acqua pulita, una goccia scende giù lentamente, la pelle d’oca dal braccio sale fin sulla spalla. Ma l’asciugamano è lì, ti aspetta paziente sul termosifone. Lo prendi velocemente e un po’ distrattamente che lui ti avvolge subito col suo dolce tepore. Terzo brivido. Un nuovo massaggio, diverso dal precedente, non meno bello.
Il meglio deve ancora arrivare. Una piccola farfalla nello stomaco, un’altra sotto le scapole tenta di salir su con difficoltà. Stordito apri il cassetto e tiri fuori il fon. Svolgi accuratamente il cavo, lo accendi. Il suono è emesso a una frequenza caratteristica, rilassante, rassicurante, per forza deve essere una vibrazione magica. L’aria calda, il massaggio meraviglioso del diffusore sulla cute, le dita si insinuano tra i capelli setosi, il cuoio capelluto esulta. L’ultimo brivido, il più intenso. È così che si doveva stare nell’utero materno. Un rumore diffuso ti rassicura di non essere solo, il dolce calore avvolgente, fremiti lungo la schiena.

Pigiama, camomilla, coperta…

Tra Pensare e Fare

Cosa separa il Pensare dal Fare?

Ultimamente ho pensato troppo.

Fare e pensare sono due cose che devono stare in equilibrio. Appesantire un lato rispetto che l’altro fa cascar giù tutto.
Pensare troppo fa male al fare. Altro affare, non migliore è fare senza pensare; chi fa questo è forse più deriso di chi pensa e basta, ma in fondo non sta male. Troppo indaffarato per pensare di star male. C’è chi scambia questo stato per la realizzazione di sé, ma io non ci credo troppo. Più che felicità è inebetimento o intontimento.

Chi pensa troppo invece, ha troppo tempo per i dubbi, per l’indecisione, per la paura di sbagliare, e altro tempo e altri pensieri senza fare portano all’auto commiserazione, a credere che non si è più capaci di fare. In definitiva chi pensa troppo sta male.

Quando l’equilibrio s’instaura invece è un meraviglioso susseguirsi e inseguirsi di fare e di pensare, di pensare e di fare. Ed è lì in mezzo che si trova la felicità. Lo so.

Ma cosa separa il Pensare dal Fare?