Disagio giovanile

come NON si combatte il disagio giovanile

interverranno
Mario Rossi, consigliere provinciale e vicesindaco con delega alla Scuola
Zia Peppina, presidente delle ex-IPAB Istituti Educativi
Ildebrando Bramaputra, direttore Centro Servizi Amministrativi
Tizio, vicesindaco con delega ai Servizi Sociali
Caio, assessore all’Istruzione, Formazione, Lavoro della Provincia

E alla fine del convegno buffet per i partecipanti.

Così loro sono soddisfatti.
Ma intanto i ragazzi restano per strada

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La notte dopo degli esami

La matematica non sarà il mio mestiere

Quando hai 18 anni e frequenti l’ultimo anno di scuola superiore, ti senti quasi un re mancato. Rivendichi da dentro la tua libertà, il tuo potere su tutto. Hai dentro una forza sovraumana che ti renderebbe capace di fare ogni cosa se solo riuscissi a tirare via il tappo che la farebbe uscire fuori. Sei oppresso come non mai da una categoria che ti limita i movimenti da tredici lunghi anni. Quella degli insegnanti. Giuri vendetta, gliela farai pagare, le tue sofferenze avranno prima o poi sfogo su di loro… aspetti solo il momento giusto per farlo.
La notte dopo degli esami. Quella è l’ora X.

Quando finalmente hai dato quello che dovevi però, i tuoi progetti cambiano (conosco qualche eccezione, ma sono eccezioni che confermano la regola…). Ti rendi conto di essere superiore, che i professori non meritano neanche questa considerazione e che è il caso di lasciar perdere.
La rabbia però no! Non è d’accordo! Lei deve uscire fuori! Non sopporta più il tuo alito cattivo, le scemenze che spari una dietro l’altra da anni, non vuole più vederti! Ma come fare? Voi che fareste?
Lo studente frustrato a questo punto decide di fare una cazzata per sfogarsi. Ce ne sono di diversi tipi di sfoghi. Io personalmente ho finito 5€ di benzina per girare come un coglione in giro per Cefalù col motorino. Ma conosco gente che si è buttata a mare vestita o ha fatto il bagno in una fontana, che si è rapata a zero, che si è strafatta…

Appena poi arrivi all’università anche l’esame perde di valore.. visto che devi farne 10 all’anno! Chi può si goda la sua maturità.

Semplicità

Lei era molto bella. Un fisico asciutto e snello. Alta. I capelli castani dai riflessi chiari, nocciola, mielati.Un viso dai lineamenti dolci con due grandi occhioni e il nasino che si arricciava quando decideva di mostrare lo splendido sorriso.
Lui un ragazzo come tanti. Tranquillo. Un po’ sulle sue.
All’inizio era passata inosservata. Anche lei una come tante. La mattina a scuola, attendendo la campanella. Pomeriggio compiti. La sera per gli amici.
Lentamente però, veniva sottomesso dal fascino che lei esercitava su chi gli stava intorno.
Il suo modo di fare.. di essere, attirava il suo sguardo. La cercava tra la gente. Anche senza accorgersene. La camminata.. un po’ buffa, tentennante; il modo di gesticolare; le movenze del corpo; il suo sorriso. Per lui erano come una danza. Una vorticosa danza ipnotica, frutto di una miscela di ingredienti originari del mistico oriente e del consumistico occidente.
L’attrazione per lui aumentava sempre più.
Dopo qualche settimana si sentiva esplodere. doveva tirare fuori quello che teneva nascosto. Fare marcire dentro di se quello che provava sarebbe significato inevitabile e inutile dolore. Non sapeva ancora come fare, ma si sentiva deciso: le avrebbe detto cosa provava per lei.
Un pomeriggio facendosi coraggio le si avvicinò mentre gli passava vicino e le chiese di aspettarlo un attimo perchè avrebbe voluto dargli qualcosa. Lei non ci pensò su due volte e con gentilezza acconsenti alla inaspettata richiesta. Lui velocemente si allontanò, raccolse lo zaino che aveva lasciato li vicino, e apertolo ne tirò fuori una custodia per occhiali. Poi velocemente tornò da lei. Un po’ imbarazzato, impacciato e forse col viso arrossato come naturalmente può accadere in situazioni simili, le disse in poche parole che disprezzava le cose complicate sofisticate.. i modi di fare di molti, che dalla vita cercano chissà che. Poi aprì il cofanetto di fortuna e prese in mano ciò che conteneva. Era una piccola margerita bianca, semi chiusa. Gliela porse dicendo che a lui piacevano le cose semplici. Per questo raccogliendo quel fiore aveva pensato a lei.
Lei arrossendo, lo ringraziò, ma se ne andò via.