Anxious

looking for a fucking job with a fucking useless bachelor degree

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Corto Tutto: Ladri di Arance

Vorrei inaugurare una piccola rubrica cinematografica. L’ho chiamata Corto Tutto. Sarà anche poco, ma nel mio piccolo mi piacerebbe pubblicizzare il talento di amici e compaesani che hanno questa passione e che con le loro creazioni riescono a regalarci, seppur con i pochi mezzi tecnici a disposizione, proprio dei bei momenti.

ladriComincio con “Ladri di Arance” giusto perché è fresco di pubblicazione su You Tube.

“Ladri di arance” è un cortometraggio realizzato dall’omonimo trio musicale jazz-swing sperimentale i Ladri di Arance (myspace), grazie alla collaborazione con Alessio Vaccaro. Il video è stato girato in territorio urbano ed extraurbano nelle vicinanze di Cefalù (PA) e consiste in una breve commedia dal sapore noir che ha come protagonisti i componenti del gruppo in questione. Sotto le note di “Tu-ppà”, brano tratto dalla più recente demo, si svolge un’insolita vicenda che apre le porte ad una sbalorditiva e spiazzante conclusione.

Il trio, nato nel 2008 a Cefalù, è composto da Edoardo Mastrandrea (piano), Alessandro Aronica (basso) e Antonino Giordano (batteria). I Ladri Di Arance hanno all’attivo due demo contenenti alcuni pezzi del loro ampio repertorio di inediti e cover, caratterizzato da un sound originale, giovane e accattivante.

Alessio Vaccaro, appassionato del mondo delle tecniche fotografiche (in particolare astrofotografia, slomotion e timelapse) ha lavorato con una Canon EOS60d e montato le riprese con il software Adobe Premiere. Il timelapse iniziale è stato realizzato nei pressi di Finale di Pollina, della durata reale di 4.30 ore, mediante il firmware Magic Lantern 2.3. Le foto definitive sono state poi elaborate con il software LRTimelapse 2.2.1.

secondo nessuno schema!

Eccomi qui. Tutto va secondo i piani. Programmato secondo schemi perfettissimi. Ovvero secondo nessuno schema

percorso

Stamattina ero accollassato nel mio letto dopo una nottata passata con Antonio e Fabio a giocare a scacchi e a pes 2008. Squilla il telefono, mia madre risponde, e poco dopo si avvicina rumorosa verso la mia stanza. Nella dormiveglia capisco di che si tratta e cerco rapidamente e non senza difficoltà, di mettermi in verticale e aprire gli occhi per sembrare il più sveglio possibile.

Si è liberato un posto a Piani di Luzza, devi essere lì entro domani

Piani di Luzza.. 1568 Km di distanza metro più, metro meno…
Subito corro in agenzia, cerco il primo aereo disponibile e acquisto il biglietto. Mi informo dei collegamenti secondari necessari per raggiungere Mestre dall’aeroporto di Venezia e i vari treni/autobus per arrivare a destinazione. Torno a casa tutto sudato, ci saranno circa 35 °C, per strada faccio qualche telefonata, giusto per sapere com’è il posto. Mia mamma ieri ha sistemato tutto l’armadio ..ieri, oggi non direi più la stessa cosa. Tirar fuori felpe, tute, giubbotti, maglioncini… Ho finito il deodorante, è devo comprare anche un dentifricio e un bagnoschiuma… “Le scarpe da trekking ce le hai vero?” mi ha detto Vincenzo al telefono. Scarpe da trekking? Io abito a Cefalù! Neanche so come sono fatte! Più tardi corro a comprarle.

Sto uscendo proprio pazzo!! Animatore in una colonia per bambini di alta quota. Chissà che mi aspetta… Domani è già una grande incognita. Fra un mese spero di raccontare tutto!

Vacanze

Venerdì 21 dicembre, primo giorno d’inverno, ore 12.00: ufficialmente iniziano le mie vacanze natalizie. Una fetta di pandoro, un bicchiere di spumante a temperatura ambiente, auguri frettolosi un po’ qua un po’ la. Festicciola di fine anno all’università fra colleghi.

Che strano però! Non mi sento per niente in vacanza! Il tempo stringe. Un conto alla rovescia lungo un mese e mezzo per preparare 3 materie, due delle quali toste. I libri sono qui, aperti ahimè ancora alle prime pagine, accanto al PC. Più o meno richiamano la mia attenzione. Sono proprio diventato pazzo! Io che studio durante le vacanze di Natale??!! …anzi, precisiamo, io che studio???!!! ecco così è più corretto! Il mondo sta andando davvero a rotoli!

Fino a un paio di anni fa con la scuola non avevo un ottimo rapporto, se non per andare a stare insieme ai miei compagni di classe. Non mi sono mai perso un’assemblea d’istituto. Era troppo divertente. Ma spesso, specialmente quando c’erano le ore della Turrisi (greco), rimanevo a casa trovando sempre qualche scusa nuova.. all’inizio, poi mia madre si è rassegnata. “Oggi a scuola non ci vado“. E basta. Perlomeno sapeva che ero a casa e non ingiro..

Adesso invece tutto ha preso una piega inaspettata. Io che faccio di tutto per seguire le lezioni, che studio anche la notte, che mi dispero perchè i giorni intorno al capodanno non potrò studiare e rimarrò indietro! Oddio, proprio disperarsi no, però mi farebbero comodo.. Come mi dispiace avere perso tutto quel tempo l’anno scorso… ma adesso ho proprio voglia di laurearmi!!

La notte dopo degli esami

La matematica non sarà il mio mestiere

Quando hai 18 anni e frequenti l’ultimo anno di scuola superiore, ti senti quasi un re mancato. Rivendichi da dentro la tua libertà, il tuo potere su tutto. Hai dentro una forza sovraumana che ti renderebbe capace di fare ogni cosa se solo riuscissi a tirare via il tappo che la farebbe uscire fuori. Sei oppresso come non mai da una categoria che ti limita i movimenti da tredici lunghi anni. Quella degli insegnanti. Giuri vendetta, gliela farai pagare, le tue sofferenze avranno prima o poi sfogo su di loro… aspetti solo il momento giusto per farlo.
La notte dopo degli esami. Quella è l’ora X.

Quando finalmente hai dato quello che dovevi però, i tuoi progetti cambiano (conosco qualche eccezione, ma sono eccezioni che confermano la regola…). Ti rendi conto di essere superiore, che i professori non meritano neanche questa considerazione e che è il caso di lasciar perdere.
La rabbia però no! Non è d’accordo! Lei deve uscire fuori! Non sopporta più il tuo alito cattivo, le scemenze che spari una dietro l’altra da anni, non vuole più vederti! Ma come fare? Voi che fareste?
Lo studente frustrato a questo punto decide di fare una cazzata per sfogarsi. Ce ne sono di diversi tipi di sfoghi. Io personalmente ho finito 5€ di benzina per girare come un coglione in giro per Cefalù col motorino. Ma conosco gente che si è buttata a mare vestita o ha fatto il bagno in una fontana, che si è rapata a zero, che si è strafatta…

Appena poi arrivi all’università anche l’esame perde di valore.. visto che devi farne 10 all’anno! Chi può si goda la sua maturità.

Sesso tra amici

Visto che vuoi o non vuoi è un’argomento che è sempre sulla bocca di tutti, riporto questo articolo tratto da Repubblica, che ho letto citato in un altro blog… così può far meditare un po’…


Risultati di una ricerca Usa condotta sugli studenti universitari rivelano che certi rapporti non sono poi così disimpegnati. Sesso tra amici, lo stress è in agguato “Il rischio è che prima o poi ci si innamori”

IL VERO problema sono le ore immediatamente successive. Quando al mattino ti svegli e non sai se devi dare il bacio del buongiorno alla persona che hai lì accanto o se puoi vestirti e uscire come se sul letto ci fosse il gatto. Quando sul display del telefonino compare il suo numero, e non sai se ti chiama per sospirare che è stato tanto bello o solo per dirti che ha dimenticato le sigarette sul tuo comodino. Superato l’impaccio, tutto a posto? No. La vita non è come in Friends o Sex and the City. Fare sesso con un amico (o un’amica) può provocare conseguenze serie. Tipo la chiusura di “una delle arterie emozionali che regolano i rapporti d’amicizia”. Non ti manda al pronto soccorso ma forse su una panchina a dar da mangiare ai piccioni, in solitudine, perché non sei più in grado di stabilire legami affettivi. Almeno, è quel che rivela uno studio condotto su alcuni studenti della Michigan State University dai due ricercatori Melissa A. Bisson e Timothy R. Levine e pubblicata sul nuovo numero degli Archives of Sexual Behavior.

Si chiamano FWB, “Friends With Benefits”. Qualcosa come “amici con qualche vantaggio”, o “beneficio” in più. Insomma non fidanzati perché legarsi no, ma un po’ più che amici perché non solo di cinema e pizzeria è fatto il rapporto. Il quale, secondo l’indagine, ad alcuni sembra quello ideale perché senza l’impegno che un rapporto “vero” richiederebbe. Invece – sostengono i ricercatori – il rischio c’è, ed è facile che prima o poi uno dei due ci caschi, e si innamori davvero. E lì si rompe tutto, amicizia compresa.

Uno dei problemi, secondo lo studio, è nel fatto che due amici, che “prima” si frequentavano serenamente e con leggerezza affrontavano qualsiasi argomento, “dopo” scoprono di non riuscire più a parlare di niente. Bloccati da un tabù che è la loro stessa relazione, percepita come anomala, non-detta, non-affrontata e quindi non-risolta. “Una sensazione che si ripercuote anche sugli altri rapporti interpresonali, e che nei casi più accentuati può portare a una pericolosa tendenza all’isolamento”.

La ricerca, condotta su 125 studenti, indica che il 60% degli intervistati ha avuto rapporti di questo tipo. Le conclusioni sono contraddittorie. Il sesso, dice gran parte degli studenti coinvolti, mette a rischio l’amicizia perché stimola, in uno dei due, il desiderio non corrisposto di una relazione stabile; allo stesso tempo “il vantaggio – spiega Levine, uno dei due autori dello studio, al New York Times – è che si instaurano fiducia e benessere reciproco ma si evitano i risvolti negativi di una relazione ‘regolare’. Chi sceglie di essere FWB, non vuole legami”.

Sta di fatto che – secondo la ricerca – il 10% di questi rapporti si trasforma in un vero e proprio “fidanzamento”, circa il 33% esaurisce l’attrazione sessuale e torna senza problemi all’amicizia di partenza, mentre il 25% delle relazioni esplode, mandando in fumo pure il rapporto d’amicizia.

“Ci sono casi – spiegano i ricercatori – in cui i due partner sono ex fidanzati che talvolta si rivedono, ma anche persone che frequentano gli stessi luoghi e la stessa compagnia e, pur non essendo amici nel senso più profondo del termine, ogni tanto cedono alla passione”. Ma non al sentimento. Questo è il punto: “C’è un forte desiderio di stare con l’altra persona – conclude Levine – che risponde a esigenze importanti, ma l’assenza di coinvolgimento emotivo rassicura e deresponsabilizza. E permette di ripetere a se stessi ’stai tranquillo, questa non è una storia’”.

Semplicità

Lei era molto bella. Un fisico asciutto e snello. Alta. I capelli castani dai riflessi chiari, nocciola, mielati.Un viso dai lineamenti dolci con due grandi occhioni e il nasino che si arricciava quando decideva di mostrare lo splendido sorriso.
Lui un ragazzo come tanti. Tranquillo. Un po’ sulle sue.
All’inizio era passata inosservata. Anche lei una come tante. La mattina a scuola, attendendo la campanella. Pomeriggio compiti. La sera per gli amici.
Lentamente però, veniva sottomesso dal fascino che lei esercitava su chi gli stava intorno.
Il suo modo di fare.. di essere, attirava il suo sguardo. La cercava tra la gente. Anche senza accorgersene. La camminata.. un po’ buffa, tentennante; il modo di gesticolare; le movenze del corpo; il suo sorriso. Per lui erano come una danza. Una vorticosa danza ipnotica, frutto di una miscela di ingredienti originari del mistico oriente e del consumistico occidente.
L’attrazione per lui aumentava sempre più.
Dopo qualche settimana si sentiva esplodere. doveva tirare fuori quello che teneva nascosto. Fare marcire dentro di se quello che provava sarebbe significato inevitabile e inutile dolore. Non sapeva ancora come fare, ma si sentiva deciso: le avrebbe detto cosa provava per lei.
Un pomeriggio facendosi coraggio le si avvicinò mentre gli passava vicino e le chiese di aspettarlo un attimo perchè avrebbe voluto dargli qualcosa. Lei non ci pensò su due volte e con gentilezza acconsenti alla inaspettata richiesta. Lui velocemente si allontanò, raccolse lo zaino che aveva lasciato li vicino, e apertolo ne tirò fuori una custodia per occhiali. Poi velocemente tornò da lei. Un po’ imbarazzato, impacciato e forse col viso arrossato come naturalmente può accadere in situazioni simili, le disse in poche parole che disprezzava le cose complicate sofisticate.. i modi di fare di molti, che dalla vita cercano chissà che. Poi aprì il cofanetto di fortuna e prese in mano ciò che conteneva. Era una piccola margerita bianca, semi chiusa. Gliela porse dicendo che a lui piacevano le cose semplici. Per questo raccogliendo quel fiore aveva pensato a lei.
Lei arrossendo, lo ringraziò, ma se ne andò via.