dresser emozionale

maglietta smiley

Fare shopping è davvero un incubo per me, ma soprattutto lo è per chi mi accompagna e ahimè per chi nei negozi si occupa di farmi vedere la merce. Mi piace vestire bene, e vestire bene mi fa sentire meglio. Però quando entri in quei grandi magazzini con centinaia di magliette, jeans, scarpe… tutto sembra anonimo, terribilmente ripetitivo, scontato (di cose scontate veramente ce ne sono poche in giro… ma vabbè). Il primo modo di esprimere se stessi, ancor prima della parola, è l’immagine che si da di sé, perciò ritengo estremamente importante la scelta di un abito. Ogni tanto nell’indecisione mi capita di acquistare vestiti che non sono proprio quello che fa per me. Beh, quando li metto non mi sento comodo, tanto meno a mio agio, così finiscono per rimanere chiusi nell’armadio a pigliar le tarme. E mia madre: «Mi hai fatto spendere un sacco di soldi e quella maglietta non te la metti mai!». Se poi ci mettiamo che sono uno dai gusti difficili, capite bene quanto sia pesante per me entrare in un negozio di abbigliamento.

Non credo proprio di essere un dresser emozionale, però mi piace tentare di abbinare vestiti diversi a giornate diverse. Inoltre ritengo che la scelta non sia unilaterale. Non indosserei mai una maglietta che mi ricorda bei momenti in una di quelle giornate che inizia con in piede sbagliato. Al contrario quando è in progetto una gita o una festa e l’aria è elettrizzante è come se il vestiario si scegliesse da sé. Certo, poi ognuno ha il suo stile, ma quello è un altro discorso.

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Confidenza

Ci si potrebbero scrivere sopra pagine e pagine, anzi che dico, tomi o addirittura interi volumi di opere di psicologia. La confidenza è quella cosa che se non ce l’hai non sei veramente libero. Al lavoro, all’università, per strada incontriamo ogni giorno una marea di gente. Mi rendo conto di non essere al 100% con nessuna di quelle.

mmm

L’altro giorno ero dal fruttivendolo e assisto alla classica scena del marmocchio che rompe: «Mamma!!! voglio Spiderman megatransformer superbatman revolutioooon!» «E no caro Giovannino, tu hai fatto il monello e io non te lo compro °O(tanto pure che facevi il bravo non te lo compravo, ihihihi)». Insomma, il bambino disperato si allontana e si siede su uno scalino poco distante a fare l’offeso. Qualche istante dopo arriva una seconda mamma con una bambina troppo duci, di quelle vestite di rosa con le trecce e gli occhioni azzurri. Si avvicina al primo, si abbassa sulle ginocchia e guardandolo negli occhi gli chiede: «Ciao! Come ti chiami? Che hai?»

Più si cresce però, meno facilmente si acquisisce la confidenza con qualcuno. Colpa della società piena di complesse regole non scritte che però si leggono nel costume della gente. Quando mai se sono triste una bella ragazza che non conosco mi si è avvicinata per consolarmi…! Ed ecco allora che basta una serata fuori paese con gente che non si conosce per ritrovarsi nella solitudine più totale. Direi che a una festa piena di sconosciuti ci si sente come al polo nord. Chi ne ha le capacità cerca di “rompere il ghiaccio” ma è una cosa difficile, allora si cerca di andare oltre se stessi, si beve per lasciarsi andare, per riuscire a dire cose che altrimenti non diresti, per ottenere risposte che altrimenti non otterresti.

La verità è però che ti senti al 100% solo con quei due amici ai quali permetti di osservare tutte le tue facce. Chissà perché però sono sempre così pochi.