di maratone

È passato tanto tempo, una maratona si trasforma in un lungo pellegrinaggio certe volte. Certe maratone poi sono poco seguite, meno gente disposta a fare il tifo, ci si perde anche.
Però se tieni duro, anche per ultimo, ma arrivi!
E per stavolta eviti di finire nella lista dei ritirati…


un passo, la maratona

– settimana appena trascorsa –

21/11/2007

Sono a Palermo nella mia stanza, e ascolto Lucky Men dei The Verve. Questa sera sono soddisfatto! Non credo di essere ancora sbloccato in fatto di università, ma oggi ho fatto proprio un grosso passo avanti.

Il prof non gode per niente di una buona fama, e la sua collega (fanno gli esami in due) non è da meno. L’ho provato sulla mia pelle. Sanno proprio come mandarti in crisi. Frasi del tipo: “e questa cosa che ha scritto che è?“, “Non ho mai sentito parlare di quello che sta dicendo“, “Ma è un deficiente?“, “Non credo sappia cosa significhi chimica?“… Mi hanno tenuto per 1 ora e 1/2 (a quanto dicono i colleghi che hanno assistito al mio esame) a questo ritmo! (e ansi con me non si sono
alterati, niente urla, libri sbattuti sul tavolo e altri insulti pesanti)Non ci speravo proprio al diciotto…Non ho mai pensato minimamente di alzarmi da quella sedia!

Poi alla fine… “Io e la professoressa abbiamo pensato al 25”

Ho preso 25 in Biologia Cellulare e del Differenziamento!!!

20 era già un grosso traguardo… e poveri quelli che la provavano per la quarta
volta…

Salti di gioia e spumante.

Se non avessi superato questa materia non sarei andato a pagare le tasse
universitarie per il secondo anno…

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Pietà e vera felicità

L’altro giorno ero nel bar di fronte la biblioteca a mangiare un panino. C’era una ragazza, probabilmente zingara, che elemosinava soldi. In molti la scansavano, me compreso, chi più chi meno maldestramente. Poi arriva una donna, probabilmente un’insegnate dei licei vicini, che le offre da mangiare:«Ti offro quello che vuoi. Vuoi un panino? L’arancina?». Ma lei niente, voleva i soldi. «Non te li posso dare i soldi» risponde educatamente la donna «Ma se vuoi da mangiare dimmelo che ti compro quello che vuoi». Brava signora! Ho pensato.

Non sopporto questa gente. Certo tra di loro ci saranno pure persone bisognose, ma non sopporto proprio quelli che giocano sulla pietà! Preferisco dare soldi con piacere a quelli che ti allietano con la musica sull’autobus. Non sopporto che una ragazza a vent’anni non si dia da fare lavorando onestamente, ma tintinna monete nel bicchiere dentro a un bar. Peggio non sopporto vedere altri che di mattina presto, bevendo birra al bar della stazione, scrivono su cartoni di fortuna “Moglie morta Figli affamatiPrego aiutate” e ridono. Ma soprattutto odio chi gioca con la pietà mandando BAMBINI!

A tal proposito mi sono ricordato di un articolo, lo ripropongo.

Sulla vera felicità

Per rimanere in tema di felicità, vi racconto un piccolo fatto che mi è successo ieri.

Pomeriggio passato in giro per Palermo con Saro. Prima al Foro Italico a rilassarci un po’ e a renderci effettivamente conto del passaggio di stagione, un metodo abbastanza scientifico per farlo è calcolare la percentuale di ombellichi di fuori… Passaggio di fretta dalla fumetteria di via Vittorio Emanuele e infine gelato da Marcello in via Roma all’angolo di via Bandiera. Senza neanche rendercene conto si fanno le 19.30.

Maaaa stasera che mangiamo? Non abbiamo neanche uscito la carne dal congelatore. …mangiamo fuori? Perfetto!

Verso le 10 andiamo allora alla Champagneria in uno di quei locali davanti la chiesa di Sant’Ignazio dove fanno il Kebab. Tutti quelli che sono andati almeno una volta alla Champagneria sanno che non puoi pretendere di sederti tranquillo per cinque minuti senza che un esercito di marocchini ti assalti proponendoti la merce più svariata. In venti minuti ne abbiamo respinti tre.

Chi mi conosce sa che per me tovagliolino del bar vuol dire origami. E più precisamente “cigno che sbatte le ali” (che è l’unico che so fare oltre la barchetta…). Così finito di mangiare il mio panino, mi metto li con pazienza a spiegazzare il mio foglietto di carta, aspettando che anche Saro finisse di mangiare.

A un certo punto, quando stavamo per andarcene via, vediamo un bambino che poteva avere massimo sei anni, avvicinarsi al tavolo accanto al nostro a chiedere dei soldi suonando una fisarmonica giocattolo. Faceva molta pena e tenerezza. Il mio commento forse potrebbe sembrare un po’ brusco e cattivo: «Non ho dato soldi a quelli di prima e li devo dare al bambino?». Dal mio canto io ho pensato che se gli davo dei soldi, questi di sicuro non finivano a lui.

Mentre lui faceva il giro dei tavoli io giocherellavo in modo appariscente col cigno facedogli sbattere le ali (se gli tiri la coda le ali si muovono), così quando alla fine si è avvicinato a noi ho preso il mio giocattolo di fortuna e gliel’ho regalato. Lo prende e si allontana, ma subito mi accorgo che non aveva capito il meccanismo per farlo funzionare. Allora lo richiamo, gli faccio vedere lentamente come doveva tenerlo e il movimento che doveva fare. «Adesso prova tu!» gli dico riconsegnandogli il cigno.

Un sorriso a 50 dentini gli è subito comparso sulla faccia, e se n’è andato via contento. Un sorriso a 50 denti è comparso anche sulla mia faccia.