Pubblicità

Una cosa che apprezzo è il lavoro dietro una pubblicità. In trenta secondi di spot, in un manifesto, devi mostrare al meglio il prodotto, mantenere alto il livello di attenzione, emozionare.

Esprime un certo grado di onnipotenza entrare nella testa della gente, soprattutto quando spacci robaccia per necessità.

Era un mio piano B quando non sapevo ancora che piega far prendere alla mia strada…

Halflife – biotecnologie… illuminanti!

Halflife (trad. emivita) è una lampada bioluminescente da materiali geneticamente modificati che è stata creata lo scorso anno dall’artista Joris Laarman con la collaborazione della facoltà di rigenerazione tissutale dell’Università di Twente nei Paesi Bassi.
Laarman è un artista proiettato nel futuro, che nel suo “Lab” produce opere dal design organico, scientista, ispirato dalla tecnologia e dalla natura allo stesso tempo, per una composizione al confine tra arte e tecnica, con risultati sempre sorprendenti
Nel caso di Halflife ha utilizzato una linea cellulare CHO che brilla nel buio in presenza dell’enzima luciferasi di lucciola, la quale causa l’ossidazione della luciferina (un pigmento) attraverso il coinvolgimento di una molecola di adenosintrifosfato (ATP).

“La lampada reagisce sull’onda imminente delle biotecnologie e delle sue conseguenze etiche intrinseche. Si rivolge al crepuscolo tra un utopia inesauribile innocua, la paura di un mostro di Frankenstein e la nostra idea spesso romanzata sulla natura che colora la nostra morale. Per questa lampada nessun animale ha sofferto, in linea di principio non ha bisogno di elettricità per generare luce ed è biodegradabile. Con il giusto orientamento etico delle biotecnologie si potrebbe rivoluzionare il nostro modo di produrre le cose, sfruttando la bellezza e l’efficienza della crescita biologica.”

link: in vitro – Joris Laarman Lab

Su Dante e Ulisse

Reminiscenze di liceo. Odiavo abbastanza la divina commedia. Sia perché a quel tempo, nonostante mi piacesse e mi piace ancora sapere e imparare, in genere non vedevo un vero scopo dietro lo studio, sia e soprattutto perché Dante mi stava un po’ sui cabasisi, per dirla alla Camilleri.
Per esempio non sopportavo, e tutt’ora non sopporto che si sia rifilato un Ulisse tra gli eterni penitenti dell’inferno. Per carità, non è che ora voglio dire in vita sua Ulisse si sia comportato proprio come uno stinco di santo; frodi, inganni, vendette, assassinii… Però Dante no, non lo punisce per quello, o almeno non è quella per lui la motivazione principale per andarlo a seppellire lì tra le fiamme.

L’Ulisse omerico ha resistito alle sirene, è tornato in patria, conosceva se stesso; quello dantesco, consigliere d’inganni come nei poeti postomerici, è anche l’uomo teso alla suprema realizzazione di sé e per ciò stesso violatore dell’antica saggezza. La colpa, la follia di Ulisse consiste quindi nella dimenticanza di essere una semplice creatura, esaltando la propria intelligenza al punto di trasformare ciò che è positivo, appunto il desiderio di seguire “virtute e conoscenza“, in un’irragionevole negazione dell’esistenza di ogni limite.

Ed è proprio questo che non ho mai perdonato a Dante. L’aver deliberatamente stravolto il carattere e la visione di Ulisse, l’essersi inventato un viaggiomortalmente peccaminoso” giusto per metterlo all’inferno con più gusto.

Beh, mi dispiace tanto per lui e per i miei prof del liceo, ma dovessi scegliere, non vivrei mai cento giorni da Dante, zuffiero e ipocrita (del quale tra gli studenti si tramanda la leggenda si fumasse anche le canne, e io ci credo), preferisco di gran lunga essere Ulisse per un giorno, col suo dolce piacere della scoperta.

i propositi di Hardy

Qualcuno ha paragonato la mia lista di propositi a quella di Hardy. Chissà…

Quel primo stuzzicante assaggio, tuttavia, dovette avere l’effetto di una droga per Hardy. Se si eccettuano forse la passione per il cricket e una personale lotta incessante con Dio, nulla l’ossessionava tanto quanto il desiderio di dimostrare che tutti gli zeri giacevano sulla retta di Riemann. Così come per Hilbert, l’ipotesi di Riemann era in cima alla lista dei desideri di Hardy, e ciò appare chiaro dai propositi per l’anno nuovo che egli scrisse su una delle tante cartoline che spediva ad amici e colleghi:

  1. Dimostrare l’ipotesi di Riemann.
  2. Fare un punteggio di 211 [il primo numero primo superiore a 200] nel quarto inning dell’ultimo test match all’Oval.
  3. Trovare un argomento per la non esistenza di Dio che convinca il grande pubblico.
  4. Essere il primo uomo a raggiungere la vetta del monte Everest.
  5. Essere il primo presidente dell’U.R.S.S., della Gran Bretagna e della Germania.
  6. Assassinare Mussolini.

Da Marcus Du Sautoy. L’enigma dei numeri primi.