Ospedale di Cefalù. Galleria fotografica sul Burundi – Il più comune mezzo di trasporto
E in Sicilia questo vale a dire, mischini sono poveri, macchine non ne hanno e si possono permettere solo quello…
Un Paese è sviluppato non quando i poveri possiedono automobili, ma quando i ricchi usano mezzi pubblici e biciclette (Gustavo Petro – sindaco di Bogotà)

osp cefalù

Cosa vuoi per Natale?

Sarà un cliché, già sulle pagine palermitane dei social network questo video impazza da ieri. Ma non posso non pubblicarlo. Sono passati pochi anni da quando Cammarata aveva speso migliaia e migliaia di euro riempiendo la città di manifesti autoproclamativi che recitavano, tra un’emergenza rifiuti e l’altra, “Palermo è la città più cool d’Italia“.

Oggi “u sinnacollando“, il sindaco Orlando, ci riprova. Una nuova campagna d’informazione/promozione/partecipazione a più canali, fatta come si deve. “Cosa vuoi per Natale?” è un corto accattivante, smuove l’animo di chi lo guarda, e che soprattutto genera senso di appartenenza. Anche a Palermo siamo finalmente dentro al 2.0!

www.palermo2013.it

Ferrovia. Cristaldi segua l’esempio di Adrano e Circumetnea.

Mazara del Vallo. A seguito della tragedia sfiorata alcuni giorni fa che aveva visto un anziano automobilista rimanere intrappolato all’interno di un passaggio a livello, il sindaco Cristaldi torna all’attacco della linea ferrata rilanciando il suo progetto, uno dei punti chiave della sua campagna elettorale, che prevede la riconversione in strada per treni gommati del tratto ferroviario Campobello-Mazara. Del resto come non essere d’accordo sul fatto che «Dobbiamo assolutamente eliminare i passaggi a livello, che tagliano in due la nostra città e che possono essere causa di gravi incidenti». Tuttavia la soluzione posta dal sindaco di Mazara, di trasferire il traffico su rotaia agli autobus (trad. politichese “treno su gomma”) appare quantomeno anacronistica e per niente lungimirante nell’ottica del decongestionamento delle città dal traffico veicolare e dall’inquinamento da questo causato; per altro l’idea è già stata bocciata a suo tempo dal Ministro per le infrastrutture Matteoli. Altra idea inserita nel piano strategico di Mazara, e per fortuna mai attuata, vede la linea e la stazione spostate diversi chilometri a nord del centro cittadino, soluzione anche questa da ritenersi bocciata dall’esperienza di altre città, come Acireale, che hanno visto drasticamente ridurre il numero di passeggeri. Detto in altre parole, se devo prendere l’auto per raggiungere la stazione tanto vale prenderla per arrivare direttamente a destinazione.

Ma facciamo una brave analisi della tratta Trapani-Castelvetrano. Sulla linea insistono quattro città, di cui tre superiori ai 50.000 abitanti: Trapani 71.000 (100.000 considerando la grande città), Marsala 82.000, Mazara del Vallo 51.000 e poi Castelvetrano 31.000, in più i comuni di Paceco, Petrosino e Campobello di Mazara che insieme raggiungono i 30.000 abitanti, per un totale di ca. 290.000 abitanti, i due terzi della provincia. Sempre la stessa linea passa a pochi metri un aeroporto che fa più di 1.500.000 passeggeri all’anno, dagli importanti porti commerciali di Trapani e Mazara del Vallo, dal porto turistico di Marsala, dalla riserva naturalistica delle saline di Trapani e Marsala.
Nonostante la pessima qualità del servizio, l’assenza di un piano che coordini gli orari dei convogli ferroviari col trasporto su gomma (che spesso viaggia in parallelo!) e la mancanza di prospettive di miglioramento future, in controtendenza con molte altre zone siciliane, la linea risulta avere addirittura problemi di sovraffollamento.

Considerate le potenzialità, commerciali e turistiche, la proposta di Cristaldi risulta essere quindi non solo anacronistica e poco lungimirante, ma totalmente scriteriata! A maggior ragione quando anche il presidente di RFI Dario Lo Bosco e il presidente di Trenitalia Marco Zanichelli avevano invece avallato un progetto «alternativo» prevedendo l’interramento di un tratto ferroviario cittadino con la realizzazione di 4 sottopassi e cavalcavia. Ipotesi subito etichettata dal primo cittadino Mazarese come irrealizzabile nonostante, senza andare troppo lontano, lo stesso sta avvenendo non solo a Capaci e Palermo nell’ambito del raddoppio del passante ferroviario, ma addirittura ad Adrano (CT). Quest’ultima città era tagliata in due dalla circumetnea, ferrovia a scartamento ridotto che come la Castelvetrano-Porto Empedocle precedentemente era data per spacciata, ma grazie a un piano di sviluppo lungimirante e a una recente buona gestione sta riuscendo “sorprendentemente” ad aumentare i volumi di traffico.

L’augurio è quindi che Cristaldi faccia piuttosto sistema con i sindaci delle città vicine e con i vertici della provincia, per pretendere e ottenere l’attenzione che altri comprensori invece “inspiegabilmente” riescono ad ottenere, cosicché l’interramento del tratto urbano di Mazara vada di pari passo alla risoluzione dei nodi di Marsala, Trapani e Castelvetrano, alla tanto discussa bretella dell’aeroporto di Birgi, a un piano coordinato turistico per le Egadi, col parco delle saline e all’imbarcadero per Mozia.

Tendenze eccezionali – Lotta all’evasione fiscale, boom di denunce al 117

Bombardamento mediatico. Spot in TV, per strada, alla radio. La gente che mormora al ballarò. Crisi.
Sembra che la campagna anti evasione fiscale promossa dal ministero dell’economia e dall’agenzia delle entrate stia avendo finalmente i suoi effetti.

«I cittadini comuni sono diventati i principali alleati dello Stato nella lotta all’evasione fiscale. Negli ultimi mesi, infatti, la Guardia di Finanza sta registrando un boom crescente di denunce al 117: nel mese di febbraio c’è stato il 408 per cento di aumento rispetto all’anno scorso.
Nei controlli sulle mancate emissioni di scontrini e di ricevute fiscali, inoltre, le Fiamme gialle stanno registrando una crescita delle irregolarità, salite dal 20 al 25 per cento dal 2007 al 2011. Quest’anno, fino al 22 marzo, le violazioni sono state il 30 per cento, anche se solo alla fine dell’anno si avrà un dato attendibile.» (fonte blog.panorama.it)

Però fa rabbia il fatto che in questi mesi di tagli, i privilegi della casta non siano stati “limati” poi così tanto. E guardare Striscia la Notizia ti fa venire un blocco allo stomaco giusto all’ora di cena! Perché per quanto evasore, un poveraccio (per esempio il tipo dello spot) in un anno può sottrarre al fisco i suoi trenta, quaranta mila euro, e viene punito severamente per questo; ma poi arriva il riccone/politico/mafioso di turno e tra scudi fiscali e varie leggi pro ricchi ti toglie allo stato milioni di euro e con ogni probabilità non gli si può far nulla perché prende pure la residenza a Montecarlo.

Tornando alle denunce che dire, sono contento. Conferma il fatto che in fondo il cambiamento è possibile, e che le tendenze non devono essere per forza negative e protendere al consumismo. Quasi quasi comincio a sognare una mobilità ciclabile diffusa anche a Palermo…

A Cefalù non c’è una Biblioteca Pubblica

bib1A Cefalù non c’è una Biblioteca Pubblica.

Dentro questa frase racchiusa la storia di una città che, nei 130 anni seguiti al lascito dell’illustre barone Mandralisca, è andata avanti in un susseguirsi di periodi più o meno culturalmente illuminati. È infatti il 26 ottobre 1853 quando il Mandralisca, nel testamento olografo, rende manifesta l’intenzione di costituire, con i propri libri, una Biblioteca da mettere a disposizione del Liceo e dunque della comunità cefaludese, organizzata in modo moderno e dotata pecuniariamente per potersi alimentare e durare nel tempo, almeno nelle sue intenzioni.
Da allora tuttavia i cambiamenti non sono stati molti. Ad oggi, sebbene dopo quasi un secolo e mezzo sia del tutto insufficiente a far fronte le esigenze di un utenza certamente diversa, e nonostante l’esiguità del patrimonio librario complessivo, soprattutto recente, la Biblioteca Mandralisca è ancora l’unica biblioteca pubblica di Cefalù.

La cosa che preoccupa di più però è che, nel susseguirsi delle pubbliche amministrazioni, e anche ora in procinto delle elezioni comunali, la grave mancanza di una biblioteca moderna quasi mai è stata evidenziata, né mai ha scaturito un dibattito dal quale si potesse evincere l’ombra della volontà di realizzarne una. L’idea che mi sono fatto in merito, in questi tempi di bassezze della Politica, è che, esistendo già la biblioteca Mandralisca, i nostri amministratori si ritrovano una casella già spuntata nella lista delle promesse da mantenere. Porto, “da fare”; teatro, “fatto”; biblioteca, “fatto”; lungomare, “da fare”; e così via..
Probabilmente la mancata necessità di adeguare l’offerta bibliotecaria, deriva dal concetto antiquato che abbiamo di questo servizio. Si tende a pensare alla biblioteca come una istituzione monolitica e impermeabile alla società e da sempre particolarmente distante dagli adolescenti, gruppo peraltro eterogeneo e non riconducibile a un modello unico. In verità il vecchio concetto di biblioteca è distante dagli adolescenti, quanto da tutta la gente comune, in quanto non è in grado né di offrire spazi riconosciuti come identitari né, tantomeno, è al passo con le potenzialità delle nuove tecnologie (dalla possibilità di scaricare brani musicali dal web, alle nuove forme di forum in rete), né, ancora, offre occasioni per costruire relazioni di gruppo vissute come proprie, soprattutto sul piano espressivo e artistico.

Cefalù ha invece la necessità di spazi come una Biblioteca Civica, moderna, al passo coi tempi. Negli ultimi mesi dopo che le pagine della stampa locale sono state riempite di gravi fatti, è emerso un grave disagio giovanile, ma allo stesso tempo è stata messa alla luce la mancanza di spazi che favoriscano la socializzazione dei giovani. La biblioteca potrebbe essere una valida risposta. Bisogna archiviare una buona volta il concetto di biblioteca monastica piena di grossi volumi impolverati, e invece iniziare a immaginarla con grandi vetrate, tavoli spaziosi ben illuminati provvisti di prese per i computer portatili, divisi in area del silenzio e area dove si può parlare per studiare insieme, fare progetti, realizzare cartelloni, coperta interamente da rete wi-fi, con un’area divanetti, area mostre, un piccolo auditorium, una caffetteria e così via. Ma soprattutto bisogna pensare a biblioteche che oltre a opere ricercate contengano librerie piene di libri comuni come, libri di scuola, romanzi, riviste, fumetti, ma anche film e album musicali. Così la biblioteca diventa punto di socializzazione.

Inoltre le biblioteche civiche, oltre ai servizi di consultazione e prestito di libri e documenti multimediali, sono promotrici di iniziative culturali di vario genere, destinate agli adulti e ai ragazzi: letture animate, incontri con gli autori, gruppi di lettura e di conversazione in lingua e corsi di formazione, di scrittura creativa, per imparare ad utilizzare il PC e Internet, per conseguire la patente europea del computer ecc. Privare Cefalù di una Biblioteca Civica significa pertanto privarla di una fonte inestimabile di ricchezza.

Conludo con le parole del prof. Saja alla conferenza “Una Biblioteca per Cefalù” di qualche anno fa:«se, a Cefalù, non esiste una Biblioteca Pubblica Comunale, ciò torna ad onta, ma potrei dire: “vergogna“, di tutte le amministrazioni comunali che nel tempo vi si sono succedute! Non c’è peggior modo di tradire la volontà e l’esempio di Enrico Pirajno, che invece sentiva come indispensabile la creazione di uno spazio pubblico in cui “i libri potessero incontrare i loro lettori“; che consentisse ai volumi di uscire dalla riservata fruizione di singoli privilegiati ed aprirsi ad una consultazione più vasta: condizione primaria ed irrinunciabile per consentire una reale e democratica diffusione del sapere».

#Forconi, “mafiosi” e “neofascisti”

itatrinIn merito alla partecipazione di Martino Morsello del Movimento dei Forconi al Congresso di Forza Nuova del 10 dicembre 2011, penso che quando chi di dovere non ti ascolta, e quando anche chi per costituzione dice di essere affianco al lavoratore proletario ti volta le spalle nel silenzio o peggio ancora ti snobba, cercare altre vie sia proprio ovvio.
Penso che gli estremi non sono mai buoni, né a destra né a sinistra, però nelle parole che Morsello ha usato in quell’occasione non sento nulla di sbagliato. Sarà un po’ eccessivo per quanto riguarda la rivoluzione come unica soluzione, il dialogo deve SEMPRE essere considerato come una valida opzione, ma lavorare in Sicilia di questi tempi è davvero tutto un programma. L’amara verità è che anche quando riesci ad avere un azienda che, giostrandosi abilmente tra burocrazia e crisi, per il rotto della cuffia riesce ad arrivare a fine mese, c’è sempre il politico(=mafioso, destra o sinistra è lo stesso) di turno che ti dice “devi fare lavorare l’amico, sennò niente rinnovo della licenza”. E a lungo andare la situazione logora!

Passando alla manifestazione di questi giorni, se ne sono sentite dire davvero tante, ma il dato di fatto è che per strada ci sono migliaia e migliaia di persone che protestano insieme. Altro dato di fatto è che FN raramente raggiunge (e deve essere festa) risultati prossimi all’1% nelle preferenze elettorali. Quindi mi sembra proprio che la stragrande maggioranza di quelle persone che sono per ora lì in strada non trova propri rappresentanti che li appoggiano dietro le file della protesta.
Ma passiamo ad altre dicerie tirate fuori dagli industriali nelle ultime ore. Credo proprio che Confindustria, Confagricoltura, lobby di imprenditori, ma anche sindacati dei lavoratori, e tutti quelli che sono riusciti a inserirsi a fatica nel difficile equilibrio lavoro-stato-mafia presente in Sicilia e in tutto il meridione, non hanno alcuna intenzione che nessuno intacchi il loro castello di carte ed è quindi naturale che etichettano il tutto a qualcosa di “mafioso” e “fascista”.
Il servizio di informazione pubblica è un affare da NO COMMENT! Pagare il canone è un obbligo, ma dare le notizie evidentemente no. La verità secondo me è che qui le basi su una rivolta ci sono proprio tutte e i capi su a Roma e Milano non vogliono far trapelare niente. Ciò che è più sconvolgente è che anche altri giornali come il fatto quotidiano, di solito contro la censura, tacciono pure.. mah..

Ora però qui secondo me però si sfocia davvero nel ridicolo! Ci sono 35.000 – 40.000 persone per le strade da 4 giorni, come si può pensare che siano tutti mafiosi o neofascisti? Perché altri rappresentanti snobbano tutta la gente con questa scusa delle infiltrazioni? Ve lo dico io: è il momento di agire, e nessuno vuole fare niente, perché qui tutti i politici, comunisti, centristi, PDL, poco importa, hanno la loro lista di “clientido ut des, e nessuno ha intenzione di smuovere le cose.
E quindi via con l’attaccare 40.000 manifestanti stufi di rincari, costi della politica, e in cerca di un po’ di uguaglianza, visto che anche i nostri morti sono di serie B (vedi 5 giorni di prima pagina per l’alluvione in liguria e nemmeno il minuto di silenzio nelle partite di calcio per le vittime di messina). Via ad attaccare povera gente interessata a politiche realmente pro sud perché ditemi, che senso ha che i medici laureati a Palermo o Catania per trovare lavoro devono emigrare al nord, e i pazienti per farsi curare vanno nelle aziende ospedaliere del nord e che i prosciutti e le merendine da mangiare vengano dal nord, e che la metà degli operai di queste aziende sono del sud??? Mentre qui al sud vengono rifilati solo ammortizzatori sociali che privano di dignità un intero popolo? Via ad attaccare agricoltori stufi di vendere il grano prodotto in Sicilia (granaio d’Italia) a 20cent, quando la pasta costa 1.40€ e il pane fino a 3.50€/kg. Via ad attaccare pendolari costretti a viaggiare su infrastrutture vecchie di 100 anni (il tracciato della ferrovia Palermo-Catania risale mediamente al 1870), visto che al nord si spende più del doppio di quanto non si spende al sud (dagli anni 70 il treno Roma-Palermo impiega mediamente 15 minuti in più, e dal dopo guerra a ora a fronte di pochi km realizzati l’estensione della rete ferroviaria si è dimezzata per via della dismissione e/o smantellamento di molte linee, mandate in obsolescenza pur di non rinnovarle). Quindi via ad etichettare tutta questa gente come manovrata da FN!
Se erano 100, 500, anche 1000 manifestanti, sarei stato d’accordo anche io, ma qui la cosa non per nulla è così!

Facendo un po’ di fantapolitica, allo stato attuale credo che le opzioni siano:

  • Dato lo scarso appoggio e valore attribuito da moderati e ambienti della sinistra, il movimento si scioglie senza troppi cambiamenti
  • La protesta va avanti e i meriti (più o meno importanti)vanno agli organizzatori, che avranno sicuramente maggiore peso alle prossime elezioni
  • La protesta viene appoggiata anche dai moderati e va avanti, ci sono cambiamenti (sempre più o meno importanti) ma i meriti vanno a tutti
  • Dato lo scarso appoggio e valore attribuito da moderati e ambienti della sinistra, considerando che i motivi della protesta sono pur sempre reali e tangibili, chi sta dietro le file passa a proteste più dure (più o meno dure fino alla violenza) nella speranza di ottenere così qualcosa e i meriti se si ottiene qualcosa saranno a maggior ragione loro

Io sinceramente spero nella terza opzione, ma attualmente i moderati guardano l’orticello che hanno coltivato davanti casa e non il nulla che avranno in futuro e nemmeno i terreni che potrebbero avere se solo si abolissero certi privilegi. Quindi screditano la rivolta nella speranza che le acque si calmino.

Disagio giovanile

come NON si combatte il disagio giovanile

interverranno
Mario Rossi, consigliere provinciale e vicesindaco con delega alla Scuola
Zia Peppina, presidente delle ex-IPAB Istituti Educativi
Ildebrando Bramaputra, direttore Centro Servizi Amministrativi
Tizio, vicesindaco con delega ai Servizi Sociali
Caio, assessore all’Istruzione, Formazione, Lavoro della Provincia

E alla fine del convegno buffet per i partecipanti.

Così loro sono soddisfatti.
Ma intanto i ragazzi restano per strada

dilemmi a priori

Ma che casino! L’Italia è sotto l’assedio degli universitari. Diritto allo studio o diritto a manifestare? Atroce dilemma. Fino a che punto è giusto sospendere le lezioni, indire assemblee permanenti o, nei casi più estremi, occupare la sede di una facoltà?

C’è chi dice che la legge 133 sarà la morte del diritto universale allo studio e alla ricerca. Altri dicono che sarà la fine dell’era degli sprechi e delle baronie. Diversi modi di guardare ai tagli. A chi bisogna credere: a chi auspica l’intervento delle forze armate prima e si rimangia tutto il giorno dopo, oppure a chi si fa la faccia bella dimostrandosi interessato alla questione, vicino ai diretti interessati, ma il cui impegno non va oltre belle parole dette qua e la per i talk show televisivi?

Italia si, Italia no, la strage impunita. Puoi dir di si, puoi dir di no, ma questa è la vita. Quanti problemi irrisolti, ma un cuore grande così. Una pizza in compagnia, o una pizza da solo? Un totale di due pizze e l’Italia è questa qua. Perché la terra dei cachi è la terra dei cachi.