Ospedale di Cefalù. Galleria fotografica sul Burundi – Il più comune mezzo di trasporto
E in Sicilia questo vale a dire, mischini sono poveri, macchine non ne hanno e si possono permettere solo quello…
Un Paese è sviluppato non quando i poveri possiedono automobili, ma quando i ricchi usano mezzi pubblici e biciclette (Gustavo Petro – sindaco di Bogotà)

osp cefalù

di maratone

È passato tanto tempo, una maratona si trasforma in un lungo pellegrinaggio certe volte. Certe maratone poi sono poco seguite, meno gente disposta a fare il tifo, ci si perde anche.
Però se tieni duro, anche per ultimo, ma arrivi!
E per stavolta eviti di finire nella lista dei ritirati…


un passo, la maratona

– settimana appena trascorsa –

21/11/2007

Sono a Palermo nella mia stanza, e ascolto Lucky Men dei The Verve. Questa sera sono soddisfatto! Non credo di essere ancora sbloccato in fatto di università, ma oggi ho fatto proprio un grosso passo avanti.

Il prof non gode per niente di una buona fama, e la sua collega (fanno gli esami in due) non è da meno. L’ho provato sulla mia pelle. Sanno proprio come mandarti in crisi. Frasi del tipo: “e questa cosa che ha scritto che è?“, “Non ho mai sentito parlare di quello che sta dicendo“, “Ma è un deficiente?“, “Non credo sappia cosa significhi chimica?“… Mi hanno tenuto per 1 ora e 1/2 (a quanto dicono i colleghi che hanno assistito al mio esame) a questo ritmo! (e ansi con me non si sono
alterati, niente urla, libri sbattuti sul tavolo e altri insulti pesanti)Non ci speravo proprio al diciotto…Non ho mai pensato minimamente di alzarmi da quella sedia!

Poi alla fine… “Io e la professoressa abbiamo pensato al 25”

Ho preso 25 in Biologia Cellulare e del Differenziamento!!!

20 era già un grosso traguardo… e poveri quelli che la provavano per la quarta
volta…

Salti di gioia e spumante.

Se non avessi superato questa materia non sarei andato a pagare le tasse
universitarie per il secondo anno…

Palermo d’inverno

L’altro giorno ero in piscina, piscina con la sola copertura di un telone, il vento era calato, così ho pensato bene di godermi quegli spiragli di sole che arrivavano a bordo vasca, facendo tranquillamente lo stretching in costume.
Tento di giustificarmi (?) la triste situazione sociale del sud Italia, come l’affitto da pagare per avere in cambio un clima tanto permissivo.

mondello inverno

In ogni caso l’inverno mi dispiace non vederlo. Quello vero intendo. Sarò atipico, sarò il solito lamentoso italiano cui non va bene nulla, rompiballe pure, ma a me un po’ di inverno manca. Ovviamente non è che le temperature miti della costa siciliana mi dispiacciano, ma per dirla tutta non c’è neanche un vero autunno e una vera primavera. Per quanto riguarda l’estate è un capitolo a parte. Qui d’inverno il colore è quello di un perenne inizio d’autunno. Siamo in gennaio, molti alberi non hanno fatto in tempo a spogliarsi di tutte le loro foglie che già tra poche settimane il “freddo” sarà passato. Ma neanche in primavera il colore cambia molto. Della lunga estate poi è solo il torrido, ma ho già detto che è un’altra storia.
Sarà colpa anche della poca natura rimasta tra gli infiniti palazzi regalo del “sacco“, e dei ficus che non perdono le foglie; non si avverte lo scorrere delle stagioni in città. Solo pozzanghere luride, infinite crepe umide nei marciapiedi e poltiglie di cartacce nelle cunette.

palermo inverno

Idillio. Forse dovrei trasferirmi in qualche provincia di montagna, dove hai il piacere di indossare un bel maglione di quelli norvegesi, bere una cioccolata davanti al camino, e intanto fuori dalla finestra la neve ammanta di candore il paesaggio. O magari andare a pattinare sul ghiaccio a Central Park.

winter central park

Tempo di verifiche

Fine anno tempo di verifiche. Rileggo la mia lista di propositi, sembra una vita e invece era solo gennaio. Non è andata proprio come previsto…

Alle 5/6 materie mi ci sono avvicinato. Non me ne faccio una colpa. Ho avuto problemi che mi hanno distolto un po’, ma nonostante tutto mi ci sono avvicinato.
L’organo è sempre uno strumento che adoro, ma l’ho completamente abbandonato.
La pesca… Io ci ho provato però! Come dimenticare quella sera st’estate. Mentre io mi dannavo la vita, tra ami, buio, lenze ingarbugliate (ovviamente per tornarmene a casa con il nulla più totale), G. accanto a me pescava un pesce dopo l’altro. Incredibile! Ok, sì, il pesce preferisce il pescatore con più esperienza, ma farmi vergognare così nemmeno è buono!
Mi manca anche la narrativa, scritta intendo. Certo ho ripreso a scrivere il blog, e questo è già un traguardo, ma il racconto scritto mi manca. Forse è proprio lo scrivere sul blog che mi blocca. Troppa differenza tra il mio stile e quello di uno qualsiasi dei libri che leggo. Insomma ne ho di pane da mangiare in questo senso.
Produrre buona birra l’ho fatto. Poca ma l’ho fatta. Dovrei farne ancora, ma soprattutto creare più occasioni per berla in compagnia.
Il viaggetto l’ho fatto pure, anzi due. Visitate Cagliari e Catanzaro. Cagliari, almeno d’estate è molto graziosa, Catanzaro a meno di forza maggiore risparmiatevela.
In fine del giapponese ho dimenticato pure quelle quattro cose che sapevo. Forse è meglio che ripieghi su qualcosa di più utile come l’inglese o il tedesco. Mah, vedremo.

Non avrò fatto chissà quali passi avanti, ma un anno è passato, e io sono e mi sento diverso rispetto all’anno scorso, magari poco, ma qualche cambiamento c’è stato.
E poi ho pur sempre concluso più di Hardy.

Devo farmi per forza uno sciampo

Serata invernale. Fuori dalla finestra tira un po’ di vento, le luci di natale malinconiche illuminano a intermittenza i balconi e il cortile. In TV Benigni. Su facebook gente che lo esalta, gente che lo affossa. Sbuff!

Non c’è via di scampo, devo farmi per forza uno sciampo.
Lo sciampo. Un momento di puro piacere.

Luce soffusa, non quella centrale, ma quella piccola sopra il lavandino. Scroscio iniziale. L’acqua calda, caldissima, quasi ustionante scende dal capo pizzica e solletica la nuca. Un brivido lungo la schiena. La consistenza gellosa e fredda del prodotto. Altro piccolo brivido. La fragranza pian piano si spande per il bagno portata con sé dal vapore, si deposita sullo specchio e sulle mattonelle vicine dapprima, poi ricopre ogni cosa fredda incontri. E inizi a massaggiare, delicatamente, vigorosamente, delicatamente. Una carezza fatta a te stesso, bella, affettuosa. Sciacqui via la schiuma calda e soffice, rimane morbidezza e profumo. Chiudi il rubinetto dell’acqua, posi il doccino.
I capelli sono traditori, si raffreddano in un lampo, specie quando sono molto bagnati. Non ti lasciano il tempo di distrarti un attimo, grondano d’acqua pulita, una goccia scende giù lentamente, la pelle d’oca dal braccio sale fin sulla spalla. Ma l’asciugamano è lì, ti aspetta paziente sul termosifone. Lo prendi velocemente e un po’ distrattamente che lui ti avvolge subito col suo dolce tepore. Terzo brivido. Un nuovo massaggio, diverso dal precedente, non meno bello.
Il meglio deve ancora arrivare. Una piccola farfalla nello stomaco, un’altra sotto le scapole tenta di salir su con difficoltà. Stordito apri il cassetto e tiri fuori il fon. Svolgi accuratamente il cavo, lo accendi. Il suono è emesso a una frequenza caratteristica, rilassante, rassicurante, per forza deve essere una vibrazione magica. L’aria calda, il massaggio meraviglioso del diffusore sulla cute, le dita si insinuano tra i capelli setosi, il cuoio capelluto esulta. L’ultimo brivido, il più intenso. È così che si doveva stare nell’utero materno. Un rumore diffuso ti rassicura di non essere solo, il dolce calore avvolgente, fremiti lungo la schiena.

Pigiama, camomilla, coperta…