dilemma

è meglio leggere o scrivere?

E’ più facile cercare di capire quello che gli altri vogliono comunicare o comunicare qualcosa in prima persona?
E’ più gratificante capire gli altri o farsi capire?
Se mi rendo conto che entrambe le cose sono difficili ma indispensabili, cos’è preferibile approfondire per prima: l’aspetto della lettura o quello della scrittura?
E’ stato più bravo Dante a scrivere la Divina Commedia o il professore Naro che l’ha imparata a memoria e la spiega come se fosse una sua creazione.
E’ più intelligente il lettore o lo scrittore?
E’ più presuntuoso il lettore o lo scrittore?

Meglio la televisione a suoni e immagini?

target

Meglio non fare niente con gente attiva o fare qualcosa con gente pallosa?

rufy 1

Da circa due mesi mi è presa la fissazione per i manga giapponesi. Qualcuno potrà dire che sono scontato e commerciale, ma i fumetti che stanno pian piano facendomi appassionare sono Naruto e One Piece. Sullo schermo a colori a ora di pranzo dopo una mattinata di lezione mi piacciono molto, ma nero su bianco su carta tangibile sono tutta un’altra cosa.
Naruto e One Piece sono due storie apparentemente diverse ma in realtà molto simili: la prima narra l’avventura per i mari di Rufy (Rubber nel cartone di Italia1) e della sua sgangherata ciurma, la seconda la storia di un ragazzino che si impegna a fondo per diventare un abile ninja. Tutti e due però hanno un sogno Rufy vuole diventare re dei pirati, Naruto l’hokage del villaggio della foglia (il ninja più forte). Questo scopo dà senso e sostiene ogni loro azione, siano esse gioiose, tristi o pericolose.

rufy 2

Non dovrei risultare troppo infantile se penso che per questo entrambi i fumetti siano validi esempi. Quello che manca più o meno a tutti quelli che conosco sono degli obiettivi a breve, medio o lungo termine per cui lottare e vivere. Beh si, tutti ci stamo adoperando per assicurarci un futuro, chi studiando, chi lavorando, chi cercando di far carriera. Forse però ci mancano degli obiettivi più vicini da sentire più nostri. A volte la routine quotidiana fatta sempre dalle stesse cose ci fa dimenticare il motivo per cui stamo andando avanti, e credo sia normale per noi poveri uomini che stiamo su questa faccia del pianeta. Per questo avere anche degli obiettivi a portata di mano è importante. Dopo una giornata uguale a quella precedente che è uguale a mille altri giorni di mille settimane, non ti va di fare nulla, solo apatia. Anche chi ha la vita movimentata anche da piccolissimi obiettivi da raggiungere la sera arriva alla villa e non vuole fare niente, perchè è felicemente stanco.

scegliere? un gioco da ragazzi!

caramelle

L’altro giorno avevo proprio una voglia matta di gelato. Così,insieme a Francesco che per varie vicissitudini doveva offrirmene uno, andiamo in gelateria. Non c’è niente di meglio di una mega brioche col gelato gratis! Arrivati in corso dei mille decidiamo di andare a prenderla “da Ciccio“, che a quanto pare aveva ristrutturato da poco il locale. Appena arrivati ci rendiamo subito conto della differenza sostanziale tra prima e dopo il rinnovo. Un banco lungo a occhio e croce circa 7 metri. Volendo essere pessimisti la gamma di scelta era di 50/60 gusti che variavano dalla fragola al twix, dalla stracciatella ai gelsi neri, dalla panna alla cassata. Piano piano il gelo si impadronisce anche di te. I tuoi movimenti sono limitati. La gente fa ressa, il gelataio ti esorta a scegliere, e velocemente. Da che parte cominciare? Meglio il pompelmo rosa o le fragoline di ribera, il cannolo o la setteveli?

Il dilemma si fa ancora più atroce quando invece devi comprarti un paio di scarpe da tennis in uno di quei megastore sconfinati. Intere pareti ricoperte da scarpe di varia fattura, marca, colore, qualità, prezzo. Centinaia di commessi che, come le formiche, sbucano ad un tratto dalla terra e brulicano tutto appena sentono “l’odore” di un cliente indeciso.

Per arrivare poi allo stadio finale, il più difficile, il più impossibile… Il grande centro ottico. Sterminate distese di occhiali. Chilometri e chilometri di espositori e specchi i quali, mano a mano che avanzi per i lunghi corridoi illuminati con luci accecanti, riflettono di te una espressione sempre più afflitta. Migliaia di occhiali raggruppati a volte per genere a volte per marca. Tutti uguali ma tutti diversi!

Che fare?

Quanto ci vale in confronto il piccolo negozietto sotto casa. Lì si che mi sento libero di scegliere! Magari non c’è poi chissà quanta scelta ma di sicuro esci con qualcosa nella borsa. E poi le cose che veramente ci piacciono sono quelle a cui siamo affezionati.

pensieri sconclusionanti e/o primaverili

Non sto troppo bene, mi sento abbastanza metereopatico. Marzo si è traslato di due mesi :un po’ caldo, un po’ freddo, la mattina piove, il pomeriggio c’è sole, la sera vento. Anzi, mi sa che la verità è che si è traslato aprile insieme a marzo …dolce dormire. Ma forse è anche vero che aprile me lo tengo stretto tutto l’anno!
In un battito di ciglia anche la primavera sta volando via. E’ impressionante notare come il tempo ci scivoli via dalle mani inesorabilmente. Una volta, a proposito, mi sono fatto questo flash: quando non fai niente gli attimi non passano mai (tipo quando aspetti che l’acqua della pentola bolla per calarci la pasta), ma a fine giornata pensi: «Porcaccia! è già sera!»; quando invece hai la mente impegnata perché stai facendo qualcosa tipo studiare, partecipare attivamente a riunioni varie, passeggiare per la città, incontrare persone, cucinare… guardi l’orologio e dici: «Guarda di già che ora si è fatta!» perché il tempo passa subito, e a fine giornata: «Miii, stamattina sembra l’altro ieri». Credo si tratti di una qualche sorta di distorsione spaziotemporale, chissà Einstein cosa ne penserebbe.
L’estate sta arrivando ma io non voglio. Anche se ho fatto tante cose dall’estate scorsa mi viene troppo da pensare «Già è di nuovo estate!». E adesso capisco anche il senso della canzone “che fretta c’era, maledetta primavera!“.
In ogni caso ritengo che ogni periodo dell’anno porti con sé qualcosa di magico. La primavera, come è risaputo da secoli, porta l’amore. In facoltà, siamo un corso a numero chiuso, tre nuove coppie nel giro di qualche settimana più una quarta che ancora non è proprio ben compresa. Non passano per niente inosservate.
E sto cercando anche di ascoltare poca radio. Chissà, magari sono già uscite le hit della prossima estate. Non voglio proprio sapere che motivetto hanno. Ogni cosa a suo tempo.

Si gira!

logo giro d'italia

Uao, che bello! Non avevo mai visto niente del genere (considerando poi che l’ultima volta è stata ben 26 anni fa…)! Una sacco di gente! Sportivi, giornalisti, turisti, curiosi, imprenditori, ragazze in abiti succinti, facce famose.. Il giro d’Italia passa da Cefalù ed è subito entusiasmo! Un grande spettacolo che ha risvegliato in tutti la voglia di ciclismo. Un sacco di sponsor, e un sacco di persone, che come bambini piccoli con le caramelle , si contendevano con lotte all’ultimo sangue cappellini orribili e inutili bandierine, troppo divertente! E poi corse per accaparrarsi una prima fila in punti strategici. Troppo divertente anche questo. Una volta ogni tanto un’occasione per tornare di nuovo piccoli e riuscire a guardare tutto con gli occhioni grandi pieni di stupore.

davanti la partenza
davanti la partenza

P.S. altre foto sono sul mio account flickr.

tattiche…

Nonostante ci sia chi mi affibbi strani nomignoli, e nutre in me strane pretese, non sono mai stato un latinlover così spietato. La corta lista delle ragazze che ho avuto ne è una conferma. Sarà colpa mia che voglio fare il simpatico ma in realtà sono uno stronzo, sarà colpa delle ragazze che in generale non so dov’erano quando distribuivano i cervelli, o forse è di nuovo colpa mia che non so mai cosa dire in certe situazioni, e forse non so neanche qual’è il modo giusto dirle…

Secondo questo punto di vista credo esistano due tipi fondamentali di persone: i timidi e gli sfacciati. Gli sfacciati sono quei “tascioni” (approssimativamente dovrebbe corrispondere a tamarroni) vestiti tutti brillantinati D&G o Playboy che girano in branco e “assaltano” tutte le ragazze non solo in discoteca, ma anche per strada, nei parchi, alla stazione, sui mezzi pubblici. Generalmente trovano solo turiste (che quando vanno in vacanza non sono poche) e altre ragazze tasce come loro.
Poi ci sono i timidi. Stanno li a pensare se è giusto provarci o meno. Se ne vale la pena. Che dopo un mese riescono a farsi dare a malapena il numero di cellulare attraverso amici e parenti per non farsi scoprire.

Ma qual’è il modo giusto? Chiaramente questi sono i due eccessi (anche se ce n’è parecchia di gente così), ma meglio parlare direttamente rischiando di fare lo sfacciato, o meglio affidarsi agli sms (le care lettere non si usano più..) e rischiare di essere infantili? Un esempio a caso: ieri in pizzeria c’era una tipa troppo carina che mi intrippava. Meglio andare li in mezzo a tutta la sua compagnia, o meglio sguinzagliare l’FBI alla ricerca di preziose informazioni?


883 – Una canzone d’amore

Confidenza

Ci si potrebbero scrivere sopra pagine e pagine, anzi che dico, tomi o addirittura interi volumi di opere di psicologia. La confidenza è quella cosa che se non ce l’hai non sei veramente libero. Al lavoro, all’università, per strada incontriamo ogni giorno una marea di gente. Mi rendo conto di non essere al 100% con nessuna di quelle.

mmm

L’altro giorno ero dal fruttivendolo e assisto alla classica scena del marmocchio che rompe: «Mamma!!! voglio Spiderman megatransformer superbatman revolutioooon!» «E no caro Giovannino, tu hai fatto il monello e io non te lo compro °O(tanto pure che facevi il bravo non te lo compravo, ihihihi)». Insomma, il bambino disperato si allontana e si siede su uno scalino poco distante a fare l’offeso. Qualche istante dopo arriva una seconda mamma con una bambina troppo duci, di quelle vestite di rosa con le trecce e gli occhioni azzurri. Si avvicina al primo, si abbassa sulle ginocchia e guardandolo negli occhi gli chiede: «Ciao! Come ti chiami? Che hai?»

Più si cresce però, meno facilmente si acquisisce la confidenza con qualcuno. Colpa della società piena di complesse regole non scritte che però si leggono nel costume della gente. Quando mai se sono triste una bella ragazza che non conosco mi si è avvicinata per consolarmi…! Ed ecco allora che basta una serata fuori paese con gente che non si conosce per ritrovarsi nella solitudine più totale. Direi che a una festa piena di sconosciuti ci si sente come al polo nord. Chi ne ha le capacità cerca di “rompere il ghiaccio” ma è una cosa difficile, allora si cerca di andare oltre se stessi, si beve per lasciarsi andare, per riuscire a dire cose che altrimenti non diresti, per ottenere risposte che altrimenti non otterresti.

La verità è però che ti senti al 100% solo con quei due amici ai quali permetti di osservare tutte le tue facce. Chissà perché però sono sempre così pochi.