Diario di viaggio / Palermo – Barcellona 1-1

Purtroppo, come accade per tutte le cose, anche questa bella esperienza è finita. Così eccomi qua, nuovamente davanti al mio PC cefaludese, al punto di partenza.
Di cose ne sono successe in una settimana! Ho già avuto l’occasione di accennare qualcosa. Poche foto; la macchina fotografica digitale ha avuto qualche problema, così mi sono potuto affidare soltanto allo sguardo incerto della fotocamera del cellulare. Giusto qualche attimo, sfuocato come il ricordo di una settimana che lentamente si allontana.
Tuttavia ho avuto mille spunti su cui scrivere qualcosa, un modo per rendere permanente non solo l’attimo come fa una foto, ma le sensazioni provate. Proverò a scriverli poco a poco.
Un’impresa difficile, quasi impossibile.

Barcellona è una città ben tenuta, ordinata, pulita… in bene e in male l’esatto opposto di Palermo. Credo che avrebbero molto da imparare l’una dalle altre. Palermo dovrebbe imparare la bellezza di avere poco traffico, le strade pedonali, la sicurezza di uscire sia di giorno che di notte, parchi per grandi e piccini, parcheggi sotterranei, biciclette per l’utilizzo pubblico, una metropolitana efficiente, un centro storico pieno di locali, un lungomare e una spiaggia… e vi giuro molto altro ancora.
Barcellona però ne avrebbe anche da imparare da Palermo! Già proprio così. Sembrerà strano, ma mi è sembrata una città sterile, dal folklore forzato. Mi viene in mente adesso quella mail che passava qualche settimana fa, “sei di Palermo se..“. Beh, non sei di Barcellona se la mattina quando ti svegli c’è il carrettino degli sfincioni col tizio che grida chi sciaaavuru!!! uora u sfuinnavi!!, o se la pasta col forno è troppo bella, o se quando vai al mercato trovi i prezzi scritti chiaramente o ancora se Pinò minkia ch’è bona a zita i Salvuccio. Però è ‘a sò zita e allura…’un ci nesci nienti!