Sogni

io in versione scenziato

Queste due ultime settimane all’università sono state davvero belle. Abbiamo fatto un esperienza di laboratorio. Ho avuto modo di provare con mano che la manipolazione del DNA non è proprio come ce la si può immaginare, a volte è stato anche noioso. Gli esperimenti consistono soprattutto nel montare reazioni mescolando minuscole gocce di soluzioni che sembrano semplice acqua. E con
minuscole intendo realmente minuscole. Gocce di uno o pochi microlitri infatti sono grandi pressappoco quanto una capocchia di spillo. E’ sorprendente però pensare che in una capocchia ci sia tutta l’informazione necessaria per la formazione di un individuo sia esso batterio che essere umano. Una volta messe insieme le varie soluzioni, per far si che queste interagiscano in modo corretto, spesso bisogna centrifugarle, riscaladrle, agitarle o semplicemente aspettare. Le attese vanno da qualche istante, a decine di minuti, a diverse ore se non tutto un giorno.

Durante una di queste attese siamo usciti dal laboratorio e siamo andati fuori a prendere una boccata d’aria e a scambiare quattro chiacchiere tra colleghi. A un certo punto Rita mi fa: “E tu Giosafat, qual’era il tuo sogno da bambino? Cosa volevi fare?
Io alzato lo sguardo ho osservato un attimo il cielo nuvoloso.

Anche se già diverse volte fino a quel momento mi era capitato di pensare a questo importante e profondo argomento, a dire il vero l’ho sempre sentito mio più o meno come sento importante la guerra nel darfur o la selvaggia deforestazione in amazzonia. In questo caso pero mi ci sono trovato dentro come non facevo da diverso tempo.

Fin da piccolo le cose che mi sono sempre piaciute di più sono state la geografia e la scienza.
Mi interessano molto infatti la morfologia, il clima, l’amministrazione politica e amministrativa delle nazioni, ma anche dlelle regioni e delle città, mi hanno sempre affascinato le cartine e le mappe geografiche (Pietro diceva che sarei riuscito a trovare una cartina anche sul libro di classico greco), ma soprattutto, quando vado in un posto, mi piace vederla dal punto di vista di una persona del posto per riuscire a imparare il più possibile dal luogo da dove mi trovo. Per questo viaggiare è stato da sempre uno dei miei obiettivi principali.
In secondo luogo, ma non per minore importanza, ho sempre subìto una particolare attrazione da parte della scienza. Già da bambino guardavo Quark e alla scuola media ero abbonato a una rivista scientifica. Ho sempre pensato di voler essere uno scienziato, e siccome quello che in assoluto mi piace di più sono la Medicina e la Biologia c’è chi pensa che sono un aspirante dottore mancato. (vedi mia mamma)

Dalle nuvole bucherellate veniva giù qualche raggio di sole. C’era una strana atmosfera. Istintivamente mi aggiusto il colletto e passo la mano giù lungo il petto per levare i pelocchi che risaltavano sul bianco. Mi rendo conto di essere in camice.

E’ strano ma non avevo mai pensato di essere sulla buona strada per diventare quello che da bambino volevo essere. Chissà se ho fatto la scelta giusta.. La strada è dura, bisogna stringere i denti.

Un posto nel mondo

io

A Natale ci illudiamo di essere tutti più buoni e forse è vero, ma in fondo sappiamo tutti che il lupo perde il pelo ma mai il vizio. Così, trascorsa anche l’epifania che tutte le feste ci ha portato via, ci ritroviamo punto e a capo costretti nuovamente a tirar su le maniche e a mettere le nostre mani nella pasta che è l’anno nuovo.
Uao! Entusiasmo a palate!

Una strana aria aleggia. Tetra, pesante, appiccicosa, irrespirapile, soffocante. Un profondo stato di insoddisfazione generale. Rimpianto per il passato, paura di andare avanti. Chi è pessimista se la prende con se stesso trovando solo ciò che c’è di negativo, chi lo è un po’ meno se la piglia col tempo che fuggendo via inesorabile lascia i suoi segni più o meno buoni, chi ce l’ha con la strada in senso figurato e chi con la strada in senso reale…
Voglia di non arrendersi, di tornare in gioco, di tornare a essere come prima, di cambiare ed essere meglio di prima. Voglia.
Paura di mettersi in gioco. La paura spesso è contagiosa.
Gli esami sono alle porte. Più o meno siamo tutti nei guai.

Andiamo via! La “vita” qui ci opprime. In questo tram crediamo solo di essere padroni del mezzo, ma in realtà possiamo solo frenare e accelerare. C’è il binario. In realtà noi decidiamo solo la velocità, ma neanche tanto, perchè persino le fermate sono prestabilite e devono rispettare un certo orario. Proviamo a scendere una buona volta, e facciamocela a piedi!
Non c’è spazio per i sogni sul tram, in metro, o sul 101! Devi fare a pugni già se hai uno zainetto! Chi non persegue il suo sogno non va avanti, semplicemente si trascina correndo anche il rischio di abituarsi a quello che ha, anche se sa nel profondo di non essere soddisfatto e di meritare di più.
Barcellona, Londra, gli Stati Uniti, le Canarie… stabiliamo dove vogliamo andare e poi: facciamo questo benedetto primo passo! Facciamoci spazio e pigliamoci il nostro posto nel mondo!

Anno Nuovo!!!

Buon 2008 a tutti!!!

Chiedo scusa per il ritardo, ma sono stato impossibilitato a scrivere prima.

Capodanno stramegamitico a Roma quest’anno!! A piazza Venezia insieme ad altre 1000 mila persone c’eravamo pure noi!! (gli unici pirla con gli occhiali con le lucette). Gridare, ballare, bagnarci con lo spumante… un delirio!!
Quattro giorni stupendi trascorsi per le strade romane con i miei amici e con la mia cara Sara.
E non potevamo non essere noi se andando in un luogo qualsiasi non la facevamo da padroni… avevamo le chiavi del Pontificio oratorio San Paolo (il più grande d’Italia), per non parlare del trattamento riservatoci a S Pietro. eheh al ragioniere ormai gli abbiamo trovato il posto di lavoro li!

Appena posso (appena me le danno) pubblico qualche foto.
Adesso me ne ritorno a letto che il nuovo anno mi ha portato l’influenza